La Murrina, il cuore pulsante delle Sun Lamp Antica Murrina

La murrina è stata reinventata e lavorata in chiave moderna per creare un oggetto d’arredo e di desing:  la nuova Sun Lamp collection firmata Antica Murrina Venezia.

la murrina è un piccolo mosaico, una miniatura, un gioiello antico che nasce in tempi lontani e in luoghi lontani, giungendo fino a noi e liberando la sua immensa fantasia. Il vetro è un materiale amorfo che nasce dalla fusione e dal successivo raffreddamento di una miscela di sostanze che appartengono a tre categorie: il materiale vetrificante, che è fornito dalla silice, il fondente, che abbassa la temperatura di fusione della silice, lo stabilizzante, che fissa la reazione e impedisce la solubilità del vetro.

La cottura del vetro avviene all’interno del forno che è costruito in materiale refrattario e alimentato da impianti a gas mentre, nei secoli passati, la fonte di calore era ottenuta bruciando legno ben secco. Il vetraio preleva il vetro fluido intingendo la canna nel crogliolo attraverso la bocca del forno che può avere, a volte paratie mobili per permettere di aumentare o diminuire le dimensioni a seconda delle esigenze. Il vetro fonde all’interno dei crogioli, a una temperature che si aggira intorno ai 1300°.

E’ cura del vetraio, durante la fusione, tenere chiusa la bocca del forno per non disperdere il calore. Gli strumenti usati dal vetraio sono rimasti, nei secoli, fondamentalmente gli stessi tranne qualche variazione. Lo strumento fondamentale è la canna da soffio che si presenta come un tubo forato con una parte di imboccature e una parte finale che è detta “morso”.

Per stringere, pizzicare, strozzare o per accompagnare un pezzo a dilatarsi si usano le borselle, pinze a punta fine. La “cassa” e fatta come un grande mestolo con un manico molto lungo. Questo strumento serve per prelevare dal crogliolo il materiale vitreo fuso. Dalla colata di vetro fuso negli stampi nasce la possibilità di realizzare un filo continuo. Da questa intuizione nascono i vasi a nucleo friabile, ottenuti avvolgendo il filo colato attorno a un nucleo preformato in argilla o in sostanze organiche naturali.

Una volta coperto il nucleo con il filo continuo l’oggetto veniva raffreddato e poi svuotato dal contenuto in eccesso. Un arricchimento importante per la lavorazione a nucleo friabile consiste nel sovrapporre all’oggetto monocromatico di base altri fili, spesso di colore costante, per poi essere tirati tutti assieme mediante uno strumento ad uncino che a Murano prende il nome di “manerèta”. Il “filo” di vetro è estremamente importante, perché attraverso sofisticate applicazioni ci ha condotto alla scoperta della canna e quindi, di conseguenza alla costruzione della murrina. Dal filo caldo colato, nasce il decoro a spirale mentre se si lascia colare una singola goccia di vetro sul fondo di un calice, di un vaso o di una coppa si otterrà il loro basamento. Un fatto molto importante nella storia del vetro è certamente quello in cui il maestro vetraio, pizzicando l’estremità di un filo con una pinza notò che in fase di raffreddamento, era possibile formare una piccola e sottile bacchetta rigida e che se riscaldata nuovamente poteva subire altre lavorazioni.

La canna può assumere dimensioni variabili. Può essere tirata, lungo corridoi lunghi anche 80/90 metri, da due vetrai che allungano un grosso quantitativo di bolo incandescente. Per la creazione di una canna il maestro vetraio si affida ad un’assistente, i due devono allontanarsi l’uno dall’altro in tempi molto brevi per poi manovrare il bolo come una corda affinché il filamento di vetro si allunghi in modo graduale e costante. E’ chiaro che, più si va ad estendere la lunghezza della canna più si assottiglierà e quindi il movimento dovrà essere ancor più rapido e deciso per evitare che il vetro, indurendosi, blocchi l’azione.

Con la canna di vetro, si possono fare molte lavorazioni e una delle più raffinate e ricercate è la lavorazione a filigrana che si ottiene prelevando con il bolo le canne riscaldate e imponendo al bolo un movimento di torsione facendole così adagiare. La filigrana, nasce da una tecnica antica presente già in epoca romana. Si tratta di una lavorazione a “canne ritorte” o meglio conosciuta, dalla metta del 1800, con il nome “zanfirico” in onore dell’antiquario veneziano. Tra le lavorazioni della canna, quella “a lume” è la tecnica più particolare e complessa e si svolge al banco (bronzino) con l’ausilio di bruciatori, per modellare al meglio anche le parti più minute e complesse. La canna, detta “con il verme” è la prima e più elementare forma di murrina concentrica.

Si realizza prelevando un piccolo quantitativo di bolo di vetro colorato e dopo averlo sagomato e allungato lo si ricopre con un’altro strato di vetro trasparente. Il nuovo bolo, stirato e allungato come una normale canna, presenterà una sezione circolare di vetro trasparente con un centro colorato. La murrina non è che un’insieme di sezioni di canna che siano state allungate precedentemente e che presentino al suo interno un disegno ottenuto per successive fasi di lavorazione del vetro portato a fusione. Una variante importante durante le fasi di lavorazione consiste nel sagomare il bolo, dopo un certo numero di prelievi di vetro, utilizzando stampi metallici con diversi disegni.

Dopo aver svolto questa fase si potranno prelevare altro vetro in modo da ottenere ancora un bolo a sezione circolare che, tirato in canna, si manterrà costante, in tutte le sezioni, il disegno voluto. La produzione di murrine fin dall’antichità ha suscitato nella mente dei maestri vetrai l’idea di componibilità, ovvero la possibilità di unirle ad oggetti come lampade, ciotole e vasi creando così una forte legame riconoscitivo in tutto il modo. A volte le murrine, durante la lavorazione, possono subire trasformazioni fisiche che le rendano di forma quadrata, triangolare, circolare o altro. Possono però anche nascere delle composizioni da spezzoni di canna di murrina e formare quindi per unione a caldo, una “murrina di murrine”. Le murrine eccentriche si realizzano prelevando del bolo di vetro trasparente e depositandoci un serie di canne opache, preriscaldate in tutta la superficie. Dopo questa fase il bolo e le canne disposte attorno, dovranno essere ricoperte da un secondo strato di vetro trasparente e infine provvedere alla tiraggio della canna e al taglio di sezione. Un’applicazione delle canne eccentriche si ottiene prelevando sezioni di murrine e depositandole su bolo caldo si può inserirle in uno stampo guida per la fase di soffiaggio. Le murrine ormai fuse con i bolo andranno così a formare un disegno ripetuto in tutta la superficie mostrando un effetto di leggera opacità, quasi di satinatura.

Quando si soffiano oggetti decorati a murrine bisogna tenere in considerazione un inevitabile processo di deformazione che subiscono le murrine stesse per lo stiramento dovuto alla forma dell’oggetto o posizionamento su di esso. Con le murrine (o con semplici sezioni di canna cromatica) si possono eseguire mosaici composti tenendo la canna da soffio in verticale, vengono prelevati dal bronzino con del bolo di vetro caldo e soffiato. Il mosaico aderirà al bolo e si potranno cosi realizzare oggetti con il “mosaico di murrine” applicati sul fondo.

Il millefiori è una tecnica presente a Murano da XV secolo e consiste nel ricoprire interamente di murrine a “rosetta”, a “stella” o a “fiore” la superficie del bolo vitreo da soffiare.  La tecnica per realizzare il millefiori è abbastanza semplice: si tratta di ricoprire tutta la superficie del bolo con un vasta quantità di murrine. Si tratterà, quindi, di prelevare le murrine rotolandovi sopra il bolo di vetro soffiato. Dopo aver staccato il “perolo” per far si che le murrine convergano in punta al bolo, si potrà cominciare a dare la forma al pezzo soffiato.

La tecnica del decoro con mosaico a murrina limitato a una fascia si realizza predisponendo la fascia di murrine dimensionata con precisione su una piastra metallica e andando a prelevare la fascia stessa con il bolo caldo. La presenza di una piastra metallica verticale dovrebbe garantire con certezza il giusto posizionamento della fascia, ma risulta evidente che la lavorazione manuale non può  garantire questa assoluta certezza. Con la tecnica del mosaico di murrine si possono ottenere moltissimi oggetti, con infinite possibilità di varianti. La tecnica di base consiste nel preparare il disegno lavorando a freddo, per poi passare nel forno la composizione in modo che le tessere del mosaico, fondendosi si saldino tra loro per andare a formare un’unica piastra vitrea, che dopo la lunga fase di raffreddamento potrà subire ulteriori lavorazioni.

 

Sono queste le tecniche utilizzate per la realizzazione delle lampade Sun, le murrine realizzate dalle canne di vetro si fondono creando oggetti assolutamente unici. Ogni pezzo è differente e frutto di abili mastri vetrai.

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